Ho deciso di inaugurare una nuova rubrica nel mio blog: gli Spotlight, ovvero delle piccole interviste fatte a fotografi/e che ammiro e di cui voglio saperne di più.
E la prima è stata… Claudia Guariglia, conosciuta sul web come e n y o u!
Ho avuto il piacere di conoscere di persona Claudia a dicembre, grazie al meeting romano di IGP – Fotografe Italiane.
Così ho deciso di farle delle domande che avevo in mente da un po’…

Per iniziare, parlaci un po’ di te!
Mi chiamo Claudia, sono nata a Salerno 23 anni fa, attualmente residente a Roma. Mi piacciono la moda, i libri, il cinema, la musica, i gatti, il tè, i cactus, e ovviamente la fotografia. Sono un’inguaribile romantica e di conseguenza facilmente depressa, mi lamento un sacco ed è evidente che non son capace di parlare di me in maniera sensata!

Scatti moltissimo in analogico: come mai questa scelta?
Beh, innanzitutto io la fotografia l’ho “conosciuta” prima di tutto in analogico: da piccola appena potevo rubavo la macchina fotografica di mio padre, che pesava più di me, e verso l’inizio delle medie lui mi comprò una piccola compatta Nikon che ho portato in giro ovunque per anni.
Quindi quando un paio di anni fa ho iniziato a “fare sul serio” con la mia prima reflex digitale, mi è venuto spontaneo voler provare contemporaneamente anche con l’analogico, e sperimentando e capendo un po’ alla volta qual’era il genere di fotografia che mi piaceva e volevo fare mi sono resa conto che la pellicola era ciò che più ci si avvicinava. C’è qualcosa, non solo semplicemente nei toni, ma proprio nella definizione dell’immagine che in analogico è diverso e mi piace tantissimo.

Le tue foto sembrano di altri tempi, così come il tuo stile: hai sempre avuto una passione per il vintage? Come mai ti affascina così tanto?
Penso sia la domanda più “psicanalitica” che mi abbiano mai fatto. Onestamente mi manda in crisi. Non saprei dire come nasce questo mio fascino per il passato. Probabilmente la mia natura abbastanza malinconica e romantica aiuta, ma ho sviluppato sempre di più negli ultimi anni una passione per tutto ciò che è vintage, che si tratti di abbigliamento, cinema, musica, o attrezzature fotografiche. Sarà che tante cose che al giorno d’oggi sono scontate prima non lo erano, sarà che tante cose al giorno d’oggi sono spesso eccessive. Si è diffuso negli ultimi anni sempre di più un culto dell’abbondanza, dell’eccesso, del tutto e subito, che spesso e volentieri mi disturba. Prima c’era una maggiore ingenuità e quindi una maggiore capacità di apprezzare le cose semplici, le piccole cose, o almeno questo è ciò che leggo nei vecchi film, nelle vecchie fotografie e nella moda del passato. Lo so che sembra un po’ un discorso tipo “si stava meglio quando si stava peggio”, ovviamente io “in passato” non ci ho vissuto, quindi sicuramente mi sfuggono tante cose spiacevoli e tendo a vedere solo il meglio. Però ecco, se penso che negli anni ’60/70 le icone femminili erano personaggi come Twiggy o Diane Keaton, mentre adesso se apro yahoo per controllare la mail trovo notizie su gente allucinante come Nicki Minaj, non posso fare a meno di sentirmi un po’ “alienata” dall’epoca in cui vivo.

Domanda molto banale e vaga, ma irrinunciabile: cosa ti ispira?
Vale come risposta “le cose belle”? Ok, mi rendo conto che vuol dire poco, e che il bello è soggettivo, però è la prima risposta che mi è venuta in mente ed è la verità. Il 90% delle mie foto nasce perché c’era qualcosa di esteticamente bello che mi ispirava, che si tratti banalmente di un bel vestito o più in particolare di un qualche gioco di luce che cattura la mia attenzione. Lavoro poco per concetti e molto per sensazioni, quindi è difficile che mi ispiri la frase di una canzone o di un libro, mentre può ispirarmi l’atmosfera di un film o anche, che ne so, la vetrina di un negozio. Ciò non toglie che cerchi sempre e comunque di andare oltre il puro aspetto estetico e dare alle mie foto una dimensione in più, fatta appunto di sensazioni e suggestioni, ma è quasi sempre un qualcosa che arriva dopo l’ispirazione piuttosto che qualcosa che la generi.

Una delle foto che preferisco è questa qui sopra; ti va di raccontarmi qualcosa di più?
Hai scelto una foto che è un esempio palese di ciò che dicevo a proposito delle mie fonti di ispirazione. Quando l’ho scattata era già da un po’ che avevo in mente di fare una foto in controluce con indosso qualcosa di ampio e leggero, in modo da avere la silhouette in trasparenza, e l’acquisto della maglietta che vedete in questo scatto mi ha dato la spinta giusta. Quindi mi sono vestita, armata di macchina fotografica, treppiedi e fidanzato, e sono andata al Parco degli Acquedotti (che poi è tipo la mia location fissa quando voglio scattare “nella natura”). Sulla realizzazione effettiva dello scatto non c’è poi molto da dire, ho posizionato il treppiedi, preso il fuoco sul mio ragazzo, regolato l’esposizione in modo da avere un bel controluce luminoso, e poi via di prove su prove fin quando non ho ottenuto il risultato che più si avvicinava a ciò che avevo in mente

Grazie mille Claudia!
(Tutte le foto utilizzate nel post sono prese dal suo stream di flickr.)
Alla prossima puntata