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Faces

Non scrivo da un po’ perché non ho grandi cose da dire, né da fare, né da polemizzare.
Però mi deprimo a lasciare il blog così vuotissimo, perciò vi parlerò di un progettino che sto portando avanti da qualche tempo, che per ora si chiama Faces perché ho la fantasia di un pavimento di marmo.
In poche parole è una serie di ritratti, dal taglio più o meno stretto, tutti realizzati con la tecnica del freelensing di cui avevo parlato tempo fa. Finalmente ci ho preso la mano, e riesco a ottenere dei risultati decenti facendo pochissime prove. Cerco sempre di scattare in ombra per avere una luce diffusa senza particolari accorgimenti, fortunatamente scattando a tutta apertura non ho problemi di luminosità. Per ora ho costretto coinvolto i miei amici, ma ciò non toglie che potrei provare effettivamente a ritrarre chiunque voglia partecipare. Ecco per ora le mie adorabili cavie :D

 S.
Silvia, la mia prima cavia.

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www.gioiadeantoniis.it

Ok, ora che sto scrivendo questo post oscillo tra il “sarà troppo egocentrico?” e “Wohoo! Un sito personale!”, però ci tenevo a scriverlo anche qui: ho finalmente un sito!

Sono mesi che progettiamo tutto (perché tra mancanza di tempo e pigrizia mentale ci abbiamo messo un po’), e ora è tutto pronto… O quasi. Le gallery sono da ampliare/sistemare, e ci sono due o tre cosine da aggiustare, ma insomma, c’è tutto quello mi serve :)

Ovviamente un immenso ringraziamento va a Davide che ha fatto praticamente tutto (il mio contributo si limita alla parte puramente grafica e al “lo voglio così”).
Sono abbastanza soddisfatta anche del logo, ci ho messo secoli per progettarlo perché non mi veniva in mente niente di interessante.

Il blog per ora rimarrà qui su wordpress con lo stesso indirizzo, magari in futuro potrei prendere in considerazione l’idea di trasferirlo sul sito.

E ora chiedo a voi: vi piace?

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Fotografare per se stessi

Si parla molto, in questi ultimi anni, di come la rete stia cambiando il nostro concetto di privacy. Su twitter diciamo al mondo quando andiamo in bagno, su facebook pubblichiamo gli album delle nostre sbronze e su foursquare facciamo il check-in anche quando siamo a casa nostra, rendendo così pubbliche le coordinate esatte del luogo dove ci rintaniamo ogni notte… Insomma, tutti diciamo tutto di tutto e tutti ci dicono tutto di noi, forse perché molte volte le persone credono che internet sia una terra di nessuno dove le cose che vengono dette rimangano confinate nel virtuale. E per me non è così. Da quando leggo certe cose su facebook, ho sicuramente rivalutato alcune persone (spesso in peggio). Dopo tutto questo ragionamento che forse non c’entra una fava con quello di cui vorrei parlare, mi viene da chiedermi: perché alcune persone, che ritengono di “fotografare soltanto per se stesse”, poi spammano il loro flickr a destra e manca? Sono un po’ come gli scrittori che dicono di scrivere per sé e non per il mondo ma poi si vantano se il loro libro vende bene. Bella merda. Ma cosa vi costa dire “io scrivo perché voglio dire qualcosa alla gente e più persone leggono quello che scrivo più io sono contento”? È umano. E non solo; è anche una cosa ovvia, dal momento che se pubblichi un romanzo ti interessa eccome  se poi piace.

Allo stesso modo, mi sembra strano fotografare per se stessi. Io fotografo per me, ma solo nel senso che nessuno mi paga (purtroppo :P ) per alzare le chiappe dalla sedia e andare a far foto. Una volta che ho messo le mie foto online, non è più “solo per me stessa”. Diventano un qualcosa che mi permette di esprimere un concetto, e non serve che il concetto sia complicato. Può essere anche “oggi è una bella giornata” oppure “guarda, una goccia su un fiore, vuol dire che è primavera ma piove ancora”.
Se ritengo la fotografia un mezzo per comunicare, mi sembra quantomeno idiota dire che comunico per me. Per comunicare con me stessa bastano i miei viaggi mentali giornalieri o quando sto sul treno e mi perdo su cose che vanno dal senso della vita a strane idee sul farsi i capelli viola.  Ogni volta che pubblico una foto su flickr è per avere un feedback qualsiasi. Un parere qualunque. Per capire un po’ di più dove sbaglio e dove invece faccio bene. Le foto che rimangono “per me” sono quelle che faccio e non pubblico, che rimangono mie perché forse non mi interessa mostrarle.
Non mi piace pensare che io faccia foto artistiche (è una definizione proprio brutta), però se intendiamo l’arte come messaggio, non credo che Gaudì progettava palazzi estrosi per lui. (Gaudì è il primo che mi è venuto in mente, ma ovviamente ci sono migliaia di esempi)

Su questo argomento mi piacerebbe sentire tanti pareri, non esitate a commentare dicendo la vostra opinione :>

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Vecchie abitudini

Lo so che questo blog dovrebbe parlare di fotografia, però è anche vero che in fin dei conti è il MIO blog e posso parlare un po’ di quello che mi pare. È come se mi sentissi in dovere di spiegare alcuni particolari del mio carattere, perché nel grande mondo del web mi sembra sempre di apparire diversa da ciò che sono. Lasciate che vi racconti una storia.

Sono sempre stata una persona timida. I primi anni di scuola elementare ero introversa da far schifo, ed è una cosa che mi porto ancora oggi. Col passare del tempo però ho iniziato a capire che non potevo continuare così, e che dovevo smetterla di sembrare qualcosa che non ero. Non era per niente facile però, per questo motivo nel corso degli anni ho sviluppato due armi di difesa che avrebbero dovuto aiutarmi a superare i momenti di insicurezza. La prima era: diventare una buffona e fare battute idiote. La seconda, diventare una specie di snob altezzosa che in realtà se la faceva addosso. Sebbene tutte e due siano armi disgustose, la seconda mi faceva risultare antipatica ma almeno mi salvava dall’umiliazione di dire cose cretine senza potermi fermare. Questi atteggiamenti opposti li ho limati assai negli ultimi 4 anni, tant’è che la coglionaggine che ho ora non è poi tanto brutta e mi fa almeno sorridere parecchio. A volte continuo ancora ad avere un’aria di sufficienza, ma appena me ne rendo conto mi scuso e cerco di tornare sulla retta via. Il fatto è che è davvero difficile essere se stessi, perché in fondo nessuno vuole che tu sia te stesso, piuttosto vuole che tu sia la persona più adatta a se stesso. Per questi motivi ho ancora un po’ di paura a chiedere in giro se a qualcuno interessa che io sia la loro fotografa per uno shooting: perché quando non sono me stessa sono una persona estremamente difficile. E quando sono me stessa, ritorno la fottuta bambina timida di una volta. Ma è questione di abitudine, credo. Quando a Marzo ho fatto da guida alle scuole per 10 giorni in una mostra fotografica di Riccardo Venturi per l’ANMIL, sono stata in uno stato di tensione incredibile per le prime ore. Poi però mi sono resa conto che parlare di cose che sapevo bene a persone sconosciute non era poi così terribile. La stessa cosa vorrei che succedesse mentre faccio foto: è una cosa che so fare (tralasciamo se bene e male :P ) e che mi rende tranquilla. Potrei concentrarmi su quello. Anzi, dovrei. Anzi, devo.

Scusate lo sfogo, ma mi serviva. :)

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I <3 Av too.

Questo post prende ispirazione da quello scritto da Barbara Zonzin.

La bellezza di internet è proprio la possibilità sia di farti sentire, sia di prendere spunti di riflessione… come in questo caso.

Il fatto è questo: io non riesco, in nessun modo, a capire il punto di vista dei puristi dell’analogico e della fotografia vecchio stile in generale, quelli che gli automatismi “sono il maleeeeh!!!11ONE” (vedi anche il mio post su i Crociati). Perchè tutto questo astio verso la tecnologia che avanza? Eppure non sento nessuno lamentarsi che nelle auto ci puoi mettere il navigatore e il climatizzatore e i sedili che si scaldano e un sacco d’altra roba. Se io voglio scattare senza preoccuparmi troppo e uso la priorità di diaframma, a te cosa importa? E se anche scattassi in automatico o in P, cosa te ne frega? Ti faccio un torto personale? Non credo. Che poi scattando in automatico non ci sia divertimento nè libertà espressiva, sono totalmente d’accordo. Però insomma, saranno anche cavoli miei. O no?

In ogni caso, per la fotografia rimane ancora un qualcosa di affascinante e misterioso. La pellicola e il suo relativo sviluppo ha sicuramente un qualcosa di magico e alchemico, ma io riesco a rimanere incantata anche dal fatto che un sensore e una scheda di memoria così piccola possano immagazzinare così tante foto. Son due processi diversi, ma sempre fotografia è.

Amo il digitale; detesto il fatto di avere pochissime foto del periodo delle scuole medie perchè all’epoca avevo ancora una compatta analogica e “i rullini  e lo sviluppo costano!”. A me quindi ha portato solo vantaggi e tanta voglia di scattare e scattare e scattare ancora.

Ah, e la priorità di diaframma spacca.

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Facendo a gara a chi ce l’ha più lungo

Non so se sia la realtà effettiva delle cose, ma mi sembra che vada molto di moda vantarsi della propria attrezzatura costosa ed appena uscita. Personalmente, la trovo una cosa seccante. Quello ch mi fa più riflettere è che ci sono alcune persone che pur possedendo un corredo validissimo, fanno foto mediocri. Se dovessi scegliere di “invidiare” qualcuno, invidierei quello con il talento, e non quello con i soldi. Conoscete Federico Erra? È un ragazzo di Viareggio che, un po’ per gioco, ha iniziato a mettere le sue foto su flickr, per lo più self portrait e ritratti della sua particolarissima nipote Sarah. Ora vi dico solo poche parole: lavora con l’Elite di Milano. E lo sapete con cosa scattava (e scatta tuttora, che io sappia)? Con una Canon EOS 400D e l’obiettivo 18-55 del kit, il famoso plasticotto denigrato da tutti. Ma i suoi scatti (i suoi e quelli di altri come lui) sono semplicemente meravigliosi, raccontano storie e sono carichi di un’ emotività travolgente.

Con questo non voglio generalizzare; non mi sognerei mai di creare i binomi “fotografo bravo-poca attrezzatura” e “fotografo mediocre-tanta attrezzatura”, perchè sarebbe lontanissima dalla realtà. Ma cercare di colmare la mancanza di tecnica e di creatività con l’ultimo modello è inutile, perchè un fotografo realmente bravo dovrebbe creare capolavori anche con una compatta usa e getta. Ci sono persone che creano cose stupende con una compatta e persone che non sanno neanche cosa sia l’esposizione ma hanno una reflex, così come ci sono persone che hanno una 5D Mark II e la usano divinamente. Devo precisare che tendo a non essere d’accordo con chi dice che “con una reflex sono bravi tutti”. Trovo che siano persone piuttosto ignoranti, come  quelli che dicono “scatto con una compatta per cogliere l’attimo così com’è” (eh già, perchè con una reflex non si può vero?).

La grandezza di un fotografo dovrebbe misurarsi con i suoi scatti, e non con cosa riesce ad ottenerli.

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