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Non è il fotografo che fa di te una reflex

Ieri su formspring ho avuto uno scambio di domande con una ragazza che non conoscevo, ed è uscito fuori che a quanto pare entrambe abbiamo in comune la passione per la fotografia. Quando è uscito fuori il discorso “Che macchina hai?” lei mi ha risposto, e cito testualmente:

“Non pensare che sia una di quelle ragazzine viziate che si fanno reglare la reflex dal Papino, me la sono sudata.”

Ecco. Finiamola. Nel senso che, quando parlate con me, evitate di dirmi queste cose:
A) perché se i tuoi ti hanno regalato una reflex non è una cosa di cui vergognarsi (né da ostentare, ma vabbè). Anzi, beato te che ricevi questi regali!
B) perché non mi interessa se hai iniziato a fotografare per moda, per emulazione, per noia. Quando vado su flickr mi piace vedere belle foto, non mi importa poi se le ha scattate una quattordicenne che si fa anche le foto nei cessi. Se le foto che si fa allo specchio le tiene per sé e dimostra che sa fare anche altro, e lo sa fare bene, ben vengano le reflex regalate!
L’unica cosa che mi dà fastidio in tutta questa smania di voler fare foto è quando le suddette quattordicenni si eleggono a nuove maestre, ma è una cosa irritante in qualsiasi ambito, artistico e non. Ed è brutto anche nelle persone adulte.
Per il resto, ognuno è libero di comprarsi la reflex per fare quello che vuole. Anche solo le foto della festa di zio Gigino. Quante persone hanno un Blackberry e poi neanche sanno cosa siano le mail e che, udite udite, servono anche per qualcosa che va oltre le catene di Sant’ Antonio e le presentazioni powerpoint di immagini strafighe? Quante persone comprano delle auto potenti per poi usarle solo in città e non fanno più di 100 km a settimana?

E poi, detto sinceramente, la maggior parte delle volte che ho sentito discorsi su quanto sia vergognoso che ora tutti hanno la reflex, erano tutte affermazioni uscite dalla bocca di chi fino a poche settimane prima non sapeva nemmeno cosa fossero, queste benedette reflex.
Ci sarebbero un sacco di cose da dire, su come alcuni sembrano minacciati dalla possibilità che oggi fare belle foto sia più facile rispetto anche solo 10 anni fa. Ma secondo me il punto non è fare belle foto, che ormai le sanno fare tutti ed è un dato di fatto. Il punto è che bisogna davvero creare un linguaggio personale per avere quel qualcosa in più. E questo “qualcosa in più” finora l’ho visto in moltissimi fotografi, spesso amatoriali e giovanissimi, e quasi mai nelle foto di coloro che scattano da 30 anni ripetendo sempre i soliti schemi.
(Prima di ricevere insulti, questo discorso NON è una verità assoluta, né sto facendo di tutta l’erba un fascio.)

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Abitudini

Non ho mai capito perché la parola “abitudine” debba avere spesso un’accezione negativa.  Io invece amo l’idea di abituarmi a qualcosa, e ci sono tante cose che vorrei diventassero abitudinarie.
Il bowling il venerdì sera, per esempio. Oppure divorare film e le puntate dei Simpson insieme al mio ragazzo quando non ci va di uscire. Piccole cose da utilizzare come una coperta di Linus, punti fermi che rimangono nonostante le cose abbiano la capacità di cambiare in fretta.

E un’ abitudine che non voglio assolutamente perdere è quella di guardare il mondo come se volessi fotografarlo SEMPRE. La fotografia, quando diventa più che un hobby ma un modo di vivere, ti dà un dono bellissimo, che è quello di saper vedere oltre che guardare. Ogni volta che osservo qualcosa, mi ritrovo a pensare come potrei fotografare quel particolare, a come a luci diverse corrispondo ombre e colori diverse.

Perché è vero che per imparare a fare foto bisogna soprattutto scattare sempre e tanto, ma è anche vero che saper osservare a prescindere da una fotografia è una cosa meravigliosa.

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